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ALBERT NICHOLAS & BARNEY BIGARD

 

Il primo musicista della storia del jazz con il quale ebbi la fortuna di incidere un disco fu il clarinettista di New Orleans Albert Nicholas. Nicholas era nato a New Orleans nel 1900 e iniziò la sua carriera ancora giovanissimo negli anni ’10 studiando con Lorenzo Tio sr. e jr. e suonando con Kid Ory, Buddy Petit, Manuel Perez e King Oliver. Dopo il servizio militare nella U.S. Merchant Navy, nel 1920 entra a far parte delle orchestre di Louis Russell e Lee Collins. Nel maggio del 1924 King Oliver lo manda a chiamare da Chicago per suonare nella Creole Jazz Band a fianco di Louis Armstrong. Successivamente nel 1926 entra a far parte dei Dixie Syncopators di King Oliver con il quale incide alcuni fra i dischi più rappresentativi della storia del jazz nero di Chicago.

Alla fine degli ani ’20 incide con Jelly Roll Morton, Fats Waller e Jelly Roll Morton e negli anni ’30 con Henry “Red “ Allen, Louis Russell e Clarence Williams. Negli anni ’40 prende parte alla fortunata serie radiofonica “This is Jazz” e dai primi anni ’50 si trasferisce in Europa dove vi rimarrà fino alla fine dei suoi giorni avvenuta nel 1973.

Nel 1966 tenne una serie di concerti in Italia fra cui a Roma al “Purgatorio”con la Roman New Orleans Jazz Band. Mi trovavo a Roma in teatro con la compagnia dei Gufi e una sera dopo l’ultimo spettacolo a Roma mi precipitai al club

 per incontrarlo. Gli chiesi se fosse stato disponibile per una seduta d’incisione a Milano qualche giorno dopo e mi rispose affermativamente lasciandomi l’indirizzo del suo albergo a Roma.

Il giorno successivo tornai a Milano e mi recai di corsa alla direzione della EMI per avvertirli di questa possibilità. I discografici di ieri non erano come quelli di oggi totalmente insensibili a qualsiasi iniziativa culturale, di conseguenza accettarono la mia proposta e dopo qualche giorno, dietro un mio invito telegrafico nel quale avevo scritto anche l’offerta economica, mi ritrovai a fianco di Albert Nicholas in una sala d’incisione milanese assieme a Ivaylo Peitchev alla tromba, Gianni Acocella al trombone, Bruno Longhi al clarinetto, Enrico Gravina al pianoforte, Gianni Bergonzi al contrabbasso e Remi Ettore alla batteria.

Registrammo Wolverine Blues, St.James Infirmary, Tiger Rag, Savoy Blues, Jazz Me Blues e Liza (non quello di Gershwin ma quello condoniano) che lui non aveva mai neanche ascoltato ma che volle registrare lo stesso  proprio per il fatto che trovava intrigante cimentarsi in sala d’incisione con un brano a lui sconosciuto. Successivamente il disco, oltre che in Italia, fu pubblicato anche in Francia.

Barney Bigard, anche lui nato a New Orleans, era di sei anni più giovane di Albert Nicholas. Anche lui studia dai Tio e successivamente entra a far parte di un piccolo gruppo messo in piedi da Albert Nicholas; come Nicholas raggiunge Chicago chiamato da King Oliver ed entrambi suonano assieme nei “Dixie Syncopators”. Successivamente assieme a Oliver si reca a New York e li viene notato da Duke Ellington che lo scrittura. Rimarrà con il Duca dal 1927 al 1942 e a lui come autore si devono anche alcune celebri composizioni ellingtoniane come “Mood Indigo” e “Saratoga Swing”.

Nel 1946 prende parte al film “La città del Jazz” (New Orleans) diretto da Arthur Lubin con Arturo de Cordova, Louis Armstrong, Billie Holiday, Kid Ory e Woody Herman e successivamente entra a far parte degli “All Stars” di Louis Armstrong assieme a Jack Teagarden, Earl Hines, Arwell Shaw e Cozy Cole con i quali viene anche in Italia nel 1949.

Negli anni ’70 si esibisce con Eddie Condon, Wild Bill Davison e come “Guest Star ” in diversi gruppi e numerosi Jazz Festival europei.

Io lo incontrai a Nizza nel 1977 e George Wein lo inserì come “Special Guest” in uno dei miei concerti del festival assieme alla “Milan College Jazz Society” con Giorgio Alberti alla cornetta, Gianni Acocella al trombone, Bruno Longhi al clarinetto, Paolo Tomelleri al sax tenore, Carlo Bagnoli al sax baritono, Giancarlo Cinti al contrabbasso, Remi Ettore alla batteria, il sottoscritto al banjo e Ettore Zeppegno al pianoforte dietro alle cui spalle ad un tratto apparve Dave Brubeck che, incuriosito, seguiva le sue mani sulla tastiera del pianoforte.

Con Barney suonammo Muskrat Ramble, Tin Roof Blues e When the Saints Go Marchin’ In ma purtroppo, a causa delle sue cattive condizioni di salute, aveva perso lo smalto di un tempo.

Diversi anni dopo nel 1991 a Los Angeles incontrai la vedova di Barney e trascorremmo assieme la serata in compagnia del giornalista Giuliano Fournier, del celebre critico di jazz Floyd Levin con sua moglie Lucille, andando ad ascoltare in un jazz club il trio del pianista Johnny Varro con la partecipazione di Dan Barrett che da allora ho collaborato spessissimo con lui suonando nei Festival, incidendo dischi e registrando per la televisione.

Barney Bigard e Albert Nicholas fanno parte della storia del jazz e con le loro incisioni hanno trasmesso l’amore per il jazz a diverse generazioni di musicisti e appassionati e rimarranno nella storia anche se le più recenti generazioni non solo non li conoscono ma addirittura ignorano tutto quel che il jazz ha partorito dalle origini agli anni ’50.

 

                                                                                                                           LINO PATRUNO

 

 

 

     

 Lino Patruno e Albert Nicholas                                                 Lino Patruno, Barney Bigard e la Milan College Jazz Society

 

 

 

I "Dixie Syncopators" di King Oliver nel 1926.
Albert Nicholas è il terzo seduto da destra, Bigard il secondo

(clicca sull'immagine per ascoltare Snag It di King Oliver)