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“IT HAD TO BE YOU” LINO PATRUNO & The American All Stars

Prendo la penna oggi con un grande entusiasmo. Voglio parlare dell’ultima fatica discografica di Lino Patruno: il CD “It Had To Be You” con Lino Patruno & The American All Stars, tratto da un concerto che il gruppo ha tenuto a Rimini l’11 Giugno del 2008.
La formazione: Randy Reinhart, cornetta; Dan Barrett, trombone; Allan Vachè, clarinetto; Mark Shane, pianoforte; Lino Patruno, chitarra; Guido Giacomini, basso; Ed Metz Jr., batteria; Rebecca Kilgore, canto.
Si tratta di tutti specialisti ormai affermatissimi di quel Jazz classico che proviene dal Dixieland, ma che, soprattutto dal vista ritmico e solistico ha appreso con profitto la lezione dei grandi solisti del periodo Swing.
Una cosa occorre dire, prima di ogni altra, perché si tratta di un vero e proprio miracolo: la registrazione è una ripresa dal vivo del concerto e, se non si sentissero gli applausi alla fine di ogni pezzo, si direbbe essere una registrazione realizzata da un grande fonico in una meravigliosa sala di registrazione: non solo i suoni di ogni singolo strumento sono ripresi in modo perfetto, ma anche l’equilibrio tra la ritmica e la front line è assolutamente esemplare. Uno come me, che ha passato un bella parte della sua vita tra microfoni e studi di registrazione, vi assicura che questa registrazione è degna di un Oscar del live recording. In particolare, ascoltate con attenzione il gioco del contrabbasso. Che Guido Giacomini sia ormai arrivato ad una eccellenza nel suo strumento lo sanno tutti, almeno in Europa: ora finalmente lo sapranno anche negli Stati Uniti, ma ogni contrabbassista, ne sono sicuro, darebbe non so che cosa per essere registrato in questa maniera così perfetta.
Un altro eccezionale aspetto di questo disco è la coesione di tutto l’apparato ritmico-armonico del gruppo: tutti i responsabili suonano con lo stesso drive che forma un team ritmico assolutamente peculiare e carico di vero swing; in particolare, io ho sempre sostenuto che i Jazzisti bianchi, anche quelli bravissimi, perdono di swing, rispetto ai colleghi negri, quando eseguono brani a tempi molto lenti; ebbene, QUI NON SUCCEDE, ed è sorprendente.
Diamo un’occhiata ai singoli brani: si attacca con un travolgente I’Ve Found A New Baby, uno dei brani-capolavoro di Spencer Williams.
Dopo due chorus a improvvisazione collettiva nel più puro Dixieland Mood, attacca il solo Dan Barrett, che qui ricorda molto Vic Dickenson, ma con in più una intonazione perfetta; segue Randy Reinhart: una cornetta con un suono molto caldo, che ha ascoltato molto anche la lezione dei vari Roy Eldridge, Ed Allen e compagnia; segue poi Allan Vachè, con un assolo tutto teso sul registro alto, molto di effetto; ecco poi il solo del pianista Mark Shane, che a me ricorda molto Lou Stein e Joe Bushkin, seguito da un bellissimo intervento di Lino Patruno a block chords, che è una sua specialità; a seguire, Guido Giacomini con il suo fenomenale slap bass , e un magnifico Ed Metz Jr. che improvvisa su tamburi e piatti. Il brano si chiude con un collettivo improvvisato quasi in stile swing e di grande tensione ritmica.
A seguire, un gradito ritorno: un brano di cui si sono un po’ perse le tracce ma che furoreggiò negli anni ’30, sia come semplice canzonetta suonata dalle orchestre di musica leggera, sia come brano di Jazz suonato dai più grandi Jazzisti dell’epoca: esemplare tra tutte una versione di Louis Armstrong: I’m Confessin’ (That I Love You).
Dopo un bella introduzione di Lino Patruno, l’esposizione della cornetta qui molto hackettiana di Reinhart, che viene conclusa da Dan Barrett. Segue un solo di Vachè che mi ha ricordato il lirismo di Peanuts Hucko, seguito da Dan Barrett, che certamente era in una grande serata, e poi da Marc Shane e da Reinhart, per la conclusione.
Segue un altro graditissimo ritorno: un brano molto carino di Raymond Klages: Just You, Just Me, così bellino che è stato usato anche da Woody Allen all’inizio del suo delizioso musical “Tutti dicono I Love You”. Qui è suonato come featuring da Mark Shane con la ritmica. Mark è qui bravissimo a rendere tutta la levità e la grazia di questa piccola canzone. Just You, Just Me la suono anch’io, ma in un modo del tutto diverso: è il grande bello del Jazz, quando ognuno di noi sviluppa la propria idea musicale sullo stesso tappeto armonico: difficile trovare due esecuzioni uguali da esecutori diversi…
Ed ecco una bellissima ballad del 1928, If I Had You , che qui fa da featuring ad un eccezionale exploit di Dan Barrett. Sembra che questa canzone sia preferita dai trombonisti: anche qui a Roma; per esempio, è uno dei brani preferiti di Carlo Ficini. C’è da notare la splendida sonorità e la perfetta intonazione del trombonista/trombettista americano.
A seguire un brano di Cole Porter: It’s All Right With Me, featuring di Allan Vachè, una esecuzione di grandissima difficoltà tecnica, cui si aggiungono un solo portentoso di Guido Giacomini, a metà tra slap e pizzicato normale, ed un duetto 4/4 tra Vachè e Ed Metz Jr.
La serie dei featuring dei solisti si chiude con un bellissimo brano di Hoagy Carmichael, uno dei suoi più ispirati, che è stato molto spesso impiegato anche dal Jazz più moderno, The Nearness Of You, qui interpretato dalla lirica cornetta di Randy Reinhart.
Alla conclusione dei featuring tuttavia, non si può non tributare un dieci e lode anche a Mark Shane, che ha accompagnato al piano senza strafare, ma sottolineando sempre con grande intelligenza e sensibilità musicale le frasi musicali e l’armonia dei brani.
Il brano successivo serve ad introdurre la cantante della serata (trovo molto intelligente da parte di Lino aver invitato una cantante al concerto: secondo me uno spettacolo musicale che voglia ricreare l’atmosfera del Jazz Classico deve avere ad un certo punto anche l’apporto del canto: non dimentichiamo che i Jazzisti hanno sempre avuto nel loro repertorio un buon 90% di canzoni di musica leggera, che hanno tutte un testo, non di rado di grande qualità poetica).
La cantante invitata è Rebecca Kilgore, una simpatica signora della canzone che ha evidentemente ascoltato la lezione delle grandi cantanti degli Anni ’30, a cominciare da Ella Fitzgerald. Dopo aver eseguito un divertente Them There Eyes , grande successo di Billie Holiday, Rebecca si cimenta con un It Had To Be You, su un tempo inusualmente lento, ma assai intrigante, con un altrettanto intrigante duetto tra Dan Barrett con trombone sordinato e Allan Vachè.
Segue una divertentissima e poco conosciuta canzoncina allegra di Harry Wood, un compositore che è stato tra i pochi a scrivere anche i testi delle sue canzoni: What A Little Moonlight Can Do e che dà modo all’orchestra che l’accompagna di sfoderare uno swing trascinante: da notare in particolare il bellissimo intervento del pianista Shane. Viene poi un altro brano con un tempo inusualmente lento: Sugar. Qui Rebecca fa veramente la gattona ricordando la lezione di Peggy Lee e possiamo ascoltare anche un altro intervento sublime di Dan Barrett con la sordina, purtroppo troppo breve. Da fare attenzione al crescendo dell’orchestra sulle ultime sedici battute del pezzo.
Segue un classico: All Of Me. Qui ascoltiamo quello che io credo siano i migliori assolo di Randy Reinhart e di Lino Patruno in questo disco.
Il disco termina con una grande esecuzione di uno dei classici del Jazz: St. Louis Blues.
Due collettivi esemplari; seguono dei soli efficacissimi, come è altrettanto efficace l’accompagnamento alla chitarra di Lino Patruno che si può seguire molto chiaramente grazie alla perfetta registrazione. Particolarmente divertente il fatto che Randy e Dan si scambiano i rispettivi strumenti in assolo, il che dimostra la loro incredibile bravura anche con uno strumento diverso. Un bellissimo assolo anche di Guido Giacomini: ascoltate come finisce il solo per introdurre al meglio la batteria di Ed Metz Jr. e godetevi gli ultimi due collettivi: assolutamente entusiasmanti.
Una sola conclusione: un appassionato del Jazz Classico non può non avere a casa un disco così bello. Scrivete all’e-mail di Lino Patruno e avrete la possibilità di averlo a casa vostra:
jazz@linopatruno.it
Grazie per l’attenzione.
 

                                                                                                                                    ETTORE ZEPPEGNO