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JIMMY McPARTLAND & DICK CARY

 

    Conobbi Jimmy McPartland  nel 1974 a Nizza in occasione della prima edizione della “Parade du Jazz” organizzata da George Wein. Ricordo che il giorno stesso che arrivò andammo a colazione assieme in una piccola località sul mare nei pressi della città; c’erano con noi la moglie Marian (straordinaria pianista), Joe Venuti e Kenny Davern. Simpatizzammo subito (con Jimmy non era molto difficile e mi resi conto che mi trovavo di fronte a una fortissima personalità e a una grande energia). Ci raccontò di Chicago, della Austin Scool Gang, di Al Capone che andava spesso a trovarlo nel locale dove suonava e immancabilmente gli chiedeva di suonare “’O sole mio”(che lui interpretava in sacrosanto stile “Chicago”) e dei giorni in cui appena diciassettenne sostituì Bix Beiderbecke nei “Wolverines” che Bix lasciò il gruppo per raggiungere la band di Jean Goldkette.

     Jimmy e Marian erano divorziati da moltissimi anni ma erano rimasti amici anche perché spessissimo suonavano assieme. Pensate, si risposarono nel 1991, due settimane prima che Jimmy morisse.

     Jimmy ricordò anche che nel 1956  prese parte allo special televisivo “The Magic Horn” in cui oltre che suonare recitava, così come anche in uno “Show Boat” estivo in giro per gli Stati Uniti.

     In quella occasione promisi a Jimmy che lo avrei fatto venire in Italia e mantenni la promessa organizzando assieme a Giorgio Lombardi un breve tour nell’autunno del 1975.

     Suonammo a Genova al Louisiana Club, a Lecco al Teatro Sociale e al Santa Tecla di Milano che aveva riaperto i battenti dopo moltissimi anni. Jimmy aveva portato con sé il cornista-pianista Dick Cary (arrangiatore degli All Stars di Eddie Condon e pianista di Louis Armstrong nel celebre concerto alla Town Hall del 1947). A completare il cast c’era la “Milan College Jazz Society” con Giorgio Alberti alla tromba, Gianni Acocella al trombone, Bruno Longhi al clarinetto, Carlo Bagnoli al sax baritono, Marco Ratti al contrabbasso e Remi Ettore alla batteria oltre al sottoscritto alla chitarra. A coronare quella breve ma intensa tournèe ci fu l’incisione di un LP e per quella occasione si aggiunse alla “Milan College” il tenorsassofonista Paolo Tomelleri.

     Ricordo che l’incisione era stata fissata per le 9,30 e alle 8,30 ero già nel loro albergo per prelevarli. Dick Cary era già pronto, Jimmy stava ancora dormendo e non rispondeva al telefono.    

     Bussai alla porta della sua stanza e dopo ripetuti tentativi, ancora addormentato  mi aprì ritornando in fretta a letto. ”Sono malato.. non ce la faccio ad alzarmi..lasciami dormire fino a mezzogiorno!”. Doveva ancora smaltire la sbornia presa la sera prima a Lecco dopo il concerto.

    Si stava facendo tardi e lasciai la sua stanza dicendogli che sarei andato a prenderlo dopo mezzogiorno. Io e Dick raggiungemmo la sala d’incisione dove c’era la Milan College ad attenderci e assieme incidemmo quattro brani. Poi di corsa verso le tredici con l’auto raggiunsi l’albergo.

     Nella hall trovai Jimmy già pronto e in gran forma come se niente fosse successo e assieme raggiungemmo la sala d’incisione dove registrammo il resto del disco che poi intitolai “Singin’ the Blues”.

     Il giorno dopo i due musicisti vennero a pranzo a casa mia e ci raggiunse anche il critico Arrigo Polillo che intervistò Jimmy per gli audio libri sulla storia del Jazz pubblicati poi dalla Mondadori.

     Dopo di allora non vidi più Jimmy ma rincontrai Dick Cary due anni dopo nel 1997 per un’altra breve tournèe sempre assieme alla Milan College Jazz Society.

     Suonammo a Canelli, una piccola località delle Langhe e a Milano all’Hotel Hilton e al Teatro Uomo. In quei giorni per Dick avevo prenotato una stanza in un albergo vicino casa mia  e lui alle 9 del mattino mi bussava e si sedeva al pianoforte dove rimaneva fino all’ora di pranzo. Preparavo qualcosa da mangiare (in cucina mi difendo abbastanza bene) e subito dopo lui ritornava al pianoforte fino all’ora in cui dovevamo raggiungere i luoghi dove suonare.

      Al contrario di McPartland , Dick era serissimo, parlava poco e raramente sorrideva. Devo dire che metteva un po’soggezione ma poi capii che il suo unico interesse era la musica e questo è riscontrabile ascoltando i suoi dischi in cui primeggiano i suoi straordinari assoli densi di pathos, jazz feeling e originalità.

     Jimmy McPartland  e Dick Cary, due grandi diverse personalità ma entrambi grandi musicisti come non ne nascono più.

 

 

                                                                                                                                            LINO PATRUNO

 

 

 

              

 

 

 

     

 

 

Per il video di Jimmy McPartland & Dick Cary clicca sul link:

http://dailymotion.alice.it/relevance/search/jimmy+mcpartland/video/x15g8y_tribute-to-bix-1975_music