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OLTRE LA LEGGENDA

(The Junior Dixieland Gang Story)

 

Con la mente ed il cuore altalenanti sulle rive del Mississippi piuttosto che su quelle del Tevere, all'inizio degli anni cinquanta un gruppetto di ragazzi romani, io ero tra quelli, si mise in testa di suonare il jazz; di cui non si sapeva quasi nulla ma che, nella misura in cui procurava conati di orrore tra tutti i benpensanti, ci faceva sentire ribelli e depositari di una nuova e diversa chiave di volta della vita e dell'arte; più costoro, vedi per l'appunto gli stessi componenti di alcune delle nostre famiglie, blateravano che si trattava -per carità!- di musicaccia da negri, e più noi -che invece proprio swing e blue notes peculiari della musica afroamericana andavamo ricercando- eravamo contenti e sicuri della bontà della strada imboccata.

Che poi, ironia della sorte, eterogenesi dei fini, incredibile ma vero, ditela insomma come volete, dopo nemmeno un anno e mezzo di tentativi neworleanseggianti e quindi di musica nerissima, rimanemmo come magicamente folgorati sulla via di Davenport, la città di Bix,  proprio dalla sparuta componente bianca del jazz. E quella che era stata per noi la Junior Dixieland Jazz Band (1) già nota nel 1951 soprattutto per una street parade finalizzata a raccogliere fondi e indumenti per gli alluvionati del Polesine, divenne nel marzo del 1953 la Junior Dixieland Gang (2): laddove "Junior" era come un ossequio alla Roman New Orleans Jazz Band che, insieme con Carletto Loffredo, ci aveva tenuto a battesimo al Jazz Club Roma; "dixieland" era l'indicazione generica dello stile prescelto e poi costituiva il nocciolo duro, appunto, della prima denominazione dell'orchestra; "Gang", infine, era il segno specifico del tipo di musica che avremmo suonato, in omaggio alla storica Gang di Bix per le incisioni del '27 e del '28.

Perchè è appunto di quel Leon Bismark Beiderbecke detto "Bix", con la cornetta dal suono-clangore argentino come quello dell'arcangelo Gabriele, che ci eravamo innamorati senza ritegno: la musica di Bix rappresentò per tutti noi come un traguardo da raggiungere, perchè era diversa, tracciava un percorso di ricerca che non si limitava all’improvvisazione ma spaziava anche nei campi della purezza del suono e soprattutto della ricchezza armonica; non che fosse complicata, Bix anzi era uno di quei trombettisti dal fraseggio semplice e non certo verboso, tuttavia l’attrazione per un ascoltatore attento, e noi lo eravamo davvero (i nostri preziosi dischi a 78 giri di Bix erano diventati quasi bianchi a forza di ascoltarli pezzetto per pezzetto in modo di carpire il segreto di quell’accordo così inusitato eppur tanto affascinante) consisteva nel fatto che quelle frasi non erano banali, non erano state mai sentite, non ammiccavano per riscuotere l’applauso facile tra il grosso pubblico dei minus habens, ma anzi si accartocciavano su se stesse quasi per pudore.

Un discorso improvvisativo, quello di Bix, assolutamente geniale ma di presa coinvolgente; condotto con logica lucidissima eppur sempre supportata da forte emozione. Il carisma di Bix, meraviglioso divino-maledetto creativo (cui tra i jazzisti più vicini a noi si potrebbe forse paragonare solo Chet Baker), è stato ed è tuttora tale insomma -ne sono valida testimonianza le trasposizioni filmiche "Chimere" e "Bix"- da scatenare e muovere all'avventura musicale jazzistica migliaia di giovani nel mondo, a cicli periodici in tutti gli anni dopo la sua morte: perchè un giovane, se considera veramente la musica il proprio Nord, vive in un mondo artistico eroico, rigoroso e intransigente. Sicchè la cifra del percorso bixiano, che prescinde dal successo ma anzi quasi lo respinge in nome dell’arte assoluta e della ricerca non finalizzata, irresistibilmente lo affascina.

Peraltro si può osservare come in Italia e in Francia, dove i riferimenti alla componente negra del jazz erano subito apparsi fortissimi negli anni del dopoguerra, la musica di Bix abbia stentato molto a far capolino anche durante il grande movimento del revival dei primi anni Cinquanta. Tutte le band si rifacevano ai classici, King Oliver, Armstrong, Jelly Roll Morton, e il genere New Orleans era dunque quello imperante, anche perchè più travolgente e istintivo, certamente più facile da capire e da assimilare; pochissimi invece i complessi chicagoani, dove il collettivo, ancorchè frenetico e quindi ugualmente galvanizzante, scaturiva però da una più evoluta e difficile interazione tra i partners; improbabile per i più, dunque, avventurarsi addirittura a far l'orecchio ai collettivi bixiani in cui, a parte l'irripetibile sonorità del leader, venivano talvolta raggiunti, magari inconsapevolmente, momenti contrappuntistici di rara raffinatezza.

Nonostante tutto noi della Gang, giovani evidentemente animati, come si accennava prima, da quel furore bixiano ben poco redditizio commercialmente però molto appagante artisticamente, ci provammo lo stesso e, per primi in Europa (quando si escluda soltanto un preciso momento della vita dello scrittore e musicista Boris Vian), ci rifacemmo in toto allo spirito di Beiderbecke, Trumbauer, Rollini, Don Murray, Bill Rank, Eddie Lang: ci buttammo a corpo morto a ricreare le atmosfere armonicamente complesse di quella musica, studiando e rifacendo tutti i brani del repertorio bixiano, da Royal Garden Blues a Jazz Me Blues, da At The Jazz Band Ball a Margie, a Louisiana, a Mississippi Mud, come ad assimilarne ogni più piccolo segreto di fraseggio, di accenti, di collettivo così serrato e geniale coi suoi pianissimo alternati a improvvisi fortissimo, cosa che le altre band non facevano mai suonando quasi sempre, diciamolo pure, al massimo dei decibel.

Ognuno di noi, ovviamente,  aveva preso a modello il musicista che nella Gang bixiana aveva ricoperto il medesimo ruolo; e tuttavia, pur avendo riprodotto alla perfezione tutti i brani classici di quel repertorio assimilandone compiutamente il fraseggio, impadronitici compiutamente del linguaggio incominciammo ad usarlo anche su brani autonomi, affrancati da quelli di Bix; al punto che, divenuto praticamente il leader del complesso di cui curavo la maggior parte degli arrangiamenti, io stesso mi cimentai addirittura nella composizione di un brano originale, non a caso intitolato “Bixin'The Blues” dove al "Singin" del notissimo pezzo di Bix-Trumbauer avevo voluto sostituire il nome del nostro ispiratore; io lo composi nel 1953 e lo incidemmo per la Voce del Padrone Pathé a Milano dove peraltro (vedi Discografia) oltre a numerosi pezzi (18 in tutto) registrammo anche proprio quel brano più celebre che era appunto “Singin The Blues” in una versione particolare in cui il compianto Francesco Forti aveva arrangiato per quattro fiati l’intero storico assolo di Bix.

E allorquando, proprio come accadeva nelle dorate favole dei film americani dell'epoca, il più importante critico di jazz, Arrigo Polillo, mi spedì a Roma il contratto per una serie di registrazioni a Milano con la mitica Columbia-Voce del Padrone-Pathè dopo aver ascoltato una nostra prova incisa avventurosamente in casa di Alberto Collatina sul "Gelosino" di allora (e speditagli senza alcuna speranza nemmeno di risposta), si può dire che eravamo pronti all'impresa e con le carte in regola: non solo un linguaggio perfettamente assimilato ma anche proposte, con esso, per soluzioni nuove.

Il 10 marzo del '53 la Junior tenne a Roma un concerto in memoria di Bix con tutto il repertorio che poi avremmo inciso; fu un successo: una grande sorpresa per la critica, anche quella più togata. Poi il viaggio a Milano, con Giovannini ammalato e grandissima apprensione tra noi. Polillo, santone carismatico del jazz italiano, venne a prenderci alla stazione: era galvanizzato dal fatto che dei giovanissimi si fossero così impegnati nel ricreare il difficile e sofisticato clima bixiano.

Registrammo i pezzi (e poi anche quelli che ci fecero incidere l'anno successivo rinnovandoci il contratto) in una vecchia chiesa sconsacrata al centro di Milano, con i microfoni che pendevano dalle volte e le macchine in sacrestia; e sempre proprio come nei film, oltre al malessere di Giovannini problemi ce ne furono parecchi durante quelle incisioni: al primo pezzo a Gianni Nardi cadde la penna dentro il foro della chitarra.... si bloccò la registrazione e tutti a turno a cercare di sbattere quello strumento per farla uscire di nuovo.... scena quanto mai comica, ma per noi, in quel momento, assolutamente drammatica.... e comunque una lunghissima perdita di tempo. Poi, forse per l'emozione, per il fatto di essere al centro di una avventura musicale irripetibile, per l'ansia, per la responsabilità degli arrangiamenti e della direzione che ricadeva soprattutto su di me, a un certo punto mi mancò totalmente il fiato, non respiravo più e fu Nunzio Rotondo, grande nostro amico e maestro di tutti noi all'epoca, a massaggiarmi la schiena insieme con Polillo per farmi riprendere a suonare. Dopo quella avventura seguirono numerosi concerti in tutti i grandi teatri delle città italiane: a Livorno trovammo schierata al Teatro Goldoni la marineria americana, la cui flotta proprio in quei giorni era nel porto, che aveva letteralmente invaso la platea ed era sbalordita nell'ascoltare dei ragazzini italiani suonare i pezzi più difficili di un repertorio jazzistico che già in Usa era abbastanza riservato agli intenditori        

Intanto l'evoluzione stilistica della Gang procedeva senza soste: ogni giorno nuovi esperimenti con arrangiamenti più arditi e avanzati che tentavano (una specie di fusion ante litteram) di spaziare fino al jazz più moderno e addirittura a stilemi classici pur mantenendo ancora il fraseggio del jazz della tradizione. A un certo punto io ebbi la percezione che si sarebbe potuta proseguire la strada intrapresa da Bix anche e soprattutto nel jazz moderno; cambiai nome all’orchestra che divenne “Modern Jazz Gang” (quel Gang rimase come nostalgico omaggio alla matrice sonora) e che, anche con nuovi prestigiosi elementi come Cicci Santucci, Enzo Scoppa e Roberto Podio i quali si aggiunsero al nocciolo duro della Gang rappresentato oltre che da me (passato dal clarinetto al sax alto) ovviamente anche da Alberto Collatina al trombone, Leo Cancellieri al pianoforte e Carlo Metallo al baritono, incominciò subito a distinguersi per una sua caratteristica molto speciale: tutti i pezzi in repertorio non appartenevano ai consueti tunes o canovacci cari al jazz moderno ma erano esclusivamente brani composti e arrangiati da me o da altri componenti dell’orchestra. Ma questa è un'altra storia.

La realtà è che l'esperienza compositiva scaturita nel continuo approfondimento del messaggio bixiano ci aveva portato inevitabilmente a spaziare in altri mondi. Quelli del jazz più avanzato al quale certamente Bix sarebbe giunto molto ma molto prima di ogni altro qualora la morte non lo avesse colto ad appena 28 anni immergendo la sua romantica figura nell’alone di una leggenda senza fine.

 

                                                                                                                                              SANDRO BRUGNOLINI

 

 

 

(1) JUNIOR DIXIELAND JAZZ BAND

 

(1951-1952) - Giorgio Giovannini, tromba; Sandro Brugnolini, clarinetto; Alberto Collatina sax soprano, tenore e pianoforte; Ferruccio Piludu, trombone; Gino Tagliati, pianoforte; Ennio Marsico, chitarra; Boris Morelli, contrabbasso; Franco Morea, batteria.

 

 

(2) JUNIOR DIXIELAND GANG

 

a - (1952-1953) - Giorgio Giovannini, tromba; Alberto Collatina, trombone, pianoforte; Sandro Brugnolini, clarinetto, arrangiatore e leader del gruppo; Francesco Forti, sax baritono, alto e arrangiatore; Gino Tagliati, pianoforte; Sergio Nardi, chitarra; Boris Morelli, contrabbasso; Franco Morea, batteria.

 

b - (1953-1954) - Giorgio Giovannini, tromba; Alberto Collatina, trombone, pianoforte; Sandro Brugnolini, clarinetto, arrangiatore e leader del gruppo; Francesco Forti, sax baritono, alto e arrangiatore; Gino Tagliati, pianoforte; Sergio Nardi, chitarra; Boris Morelli, contrabbasso; Roberto Trillò, batteria.

 

c - (1954-1955) - Giorgio Giovannini, tromba; Alberto Collatina, trombone, pianoforte; Sandro Brugnolini, clarinetto, arrangiatore e leader del gruppo; Francesco Forti, sax baritono, alto e arrangiatore; Leo Cancellieri, pianoforte; Sergio Nardi, chitarra; Boris Morelli, contrabbasso; Roberto Trillò, batteria.

 

d - (1955-1956) - Roberto Bianchi, tromba; Alberto Collatina, trombone, pianoforte; Sandro Brugnolini, clarinetto, arrangiatore e leader del gruppo; Francesco Forti, sax alto e arrangiatore; Carlo Metallo, sax baritono; Leo Cancellieri, pianoforte; Boris Morelli, contrabbasso; Amedeo Cogoni, batteria.

 

P.S. dalla fine del 1956 Sandro Brugnolini passa dal clarinetto al sax alto e, sciolta la Junior, fonda la più nota Modern Jazz Gang inserendovi Cicci Santucci alla tromba, Enzo Scoppa al tenore e Roberto Podio alla batteria.

 

  

DISCOGRAFIA DELLA JUNIOR DIXIELAND GANG

 

Milano 7 maggio 1953

Louisiana; Ballin' The Jack; Mississippi Mud

 

Milano 8 maggio 1953:

Margie; Canal Street Blues; Wabash Blues; Bixin' The Blues (brano originale di Sandro Brugnolini); Indiana; Royal Garden Blues; Way Down Yonder In New Orleans (Alberto Collatina, piano solo)

 

Milano 3 e 4 maggio 1954:

Sensation Rag; Jazz Me Blues; Singin' The Blues; Honeysuckle Rose (Alberto Collatina, pianoforte in trio); Sweet Sue Just You (Sandro Serra aggiunto al tenorsax); Noboddy' Sweetheart; Limehouse Blues; At The Jazz Band Ball

 

P.S. Questi stessi brani, pubblicati allora a 78 giri, sono stati raccolti molti anni dopo, nel 1991, in un CD allegato alla rivista "Blujazz" diretta da Adriano Mazzoletti.

 

 

Date e località dei concerti (molti dei quali organizzati dal critico Carlo Peroni) e di alcune delle più importanti esibizioni in pubblico della Junior Dixieland Gang nelle sue quattro formazioni successive:

 

Roma 4-12-52

Palazzo Antici Mattei

Roma 20-12-52

Palazzo Brancaccio

Roma 23-12-52

Sala Capizucchi

Roma 10-03-53

Associazione Artistica Internazionale

Napoli 12-03-53

Mostra d'Oltremare

Milano 7e8-05-53

Sedute di incisione per Voce del Padrone etichetta Pathè

Milano 7-05-53

Santa Tecla

Roma 3-06-53

I Nottambuli

Angera 25-07-53

Teatro San Filippo

Roma 7-11-53

Teatro Eliseo

Padova 1-12-53

Teatro Verdi

Ferrara 2-12-53

Teatro Comunale Verdi

Livorno 3-12-53

Teatro Goldoni

Torino 7-12-53

Teatro Alfieri, Festival del Jazz

Torino 8-12-53

Serata al Paleo

Cerano 9-12-53

Sala Italia

Perugia 12-12-53

Sala de' Notari

Roma 23-12-53

Sette Sale

Roma 5-02-54

RAI "Rosso e Nero"

Roma 11-03-54

Teatro Goldoni

Roma 18-03-54

Teatro Goldoni

Napoli 30-04-54

Circolo della Stampa

Milano 3e4-05-54

Sedute di incisione per Voce del Padrone etichetta Pathè

Bologna 4-05-54

Teatro La Ribalta

Firenze 5-05-54

XVIII Mostra Internazionale dell'Artigianato

Cattolica da 06 a 09-54

Dancing Las Vegas tutte le sere jazz

Napoli 28-01-55

Circolo della Stampa

Roma 24-02-55

Teatro Eliseo

Bologna 26-05-55

Teatro Duse

Roma 27-28-5-55

Teatro Quattro Fontane

 

 

 

Clicca sulla foto per il video della Junior Dixieland Gang