PEANUTS HUCKO
Ascolto Peanuts Hucko fin dagli anni ’50, fin da quando
scoprii gli All Stars del chitarrista Eddie Condon che negli anni ’20 aveva
fondato la scuola “Chicago” assieme a Jimmy McPartland, Bud Freeman e Frank
Teschemaker.
Condon da allora aveva curato sempre più le sue formazioni sia artisticamente,
sia dal punto di vista spettacolare soprattutto in occasione di una trasmissione
televisiva che gli era stata affidata a cavallo tra gli anni ’40 e gli anni ’50.
Peanuts era uno dei suoi clarinettisti e in quegli anni faceva la spola fra
Condon e gli All Stars di Louis Armstrong con il quale era venuto in Italia
realizzando tra l’altro uno special per mamma RAI.
Io lo incontrai alla fine degli anni ’70 e lo invitai a suonare con la Milan
College Jazz Society in uno show televisivo di grande successo a cui partecipavo
settimanalmente assieme al quartetto dei Gufi che avevo fondato assieme a Gianni
Magni, Roberto Brivio e Nanni Svampa nel 1964.
La trasmissione si intitolava “Meglio Gufi che mai” e durava (a seconda delle
entrate settimanali degli sponsor) dalle tre alle quattro ore a trasmissione.
Con Peanuts quella sera suonai “Blues My Naughtie Sweet Gives to Me” e “Stealin’
Apples” riscuotendo un grande successo presso il numerosissimo pubblico presente
nello studio.
Peanuts si fermò qualche giorno a Milano e in una di quelle sere suonammo
assieme ad altri clarinettisti quali Glauco Masetti, Bruno Longhi e Gianni Basso
che abbandonò momentaneamente il sax tenore.
Un’altra sera portai lui e sua moglie fuori a cena dopo di che li invitai a bere
qualcosa a casa.
Fu una serata interessantissima sopratutto per i racconti riguardanti
l’orchestra di Glenn Miller della quale lui aveva fatto parte nella versione
“militare” a Londra durante la seconda guerra mondiale e per la prima volta
seppi a grandi linee quel che era successo al celebre direttore d’orchestra che
scomparve misteriosamente nella Manica.
Peanuts assieme agli altri musicisti a bordo di un grosso aereo si mossero per
raggiungere il luogo del concerto nella Francia liberata e Miller li avrebbe
raggiunti più tardi a bordo di un piccolo aereo. Contemporaneamente dalla
Germania tornava uno stormo di bombardieri che aveva sospeso una missione; prima
di atterrare in Inghilterra i piloti avrebbero dovuto liberarsi delle bombe
nella Manica ma quel giorno c’era una fitta nebbia che disturbava questa
difficilissima operazione. Ad un tratto si aprì un varco nella nebbia e i
bombardieri cominciarono a sganciare il loro pericoloso fardello ma un triste
destino aspettava Glenn Miller il cui aereo stava sorvolando il canale in senso
inverso e ad una quota molto più bassa; schivare quelle bombe sarebbe stato
impossibile e il piccolo aereo fu infatti colpito inesorabilmente. Pare che uno
di quei piloti avesse raccontato in punto di morte questo episodio fino ad
allora mai raccontato.
Successivamente cominciammo ad ascoltare dei dischi e ad un tratto la moglie
Louise mi chiese se avessi i suoi dischi. “Quali dischi ?” chiesi. “Quelli che
incisi con Benny Goodman negli anni ‘30” rispose. “Ma con quale nome ?” ribattei
“Con il mio vero nome: Louise Tobin!” precisò. “Ma certo che li ho!” dissi con
enfasi. E assieme ascoltammo con grandissimo interesse quelle rarissime
incisioni. Ad un tratto Louise, ascoltando un assolo di Harry James, commentò
così:“ Eravamo marito e moglie; poi divorziammo e lui qualche anno dopo sposò
Betty Grable”.
Una storia che se non me l’avesse raccontata lei stessa non l’avrei mai neanche
immaginata!
Rincontrai ancora Peanuts a Berna dove mi recai assieme al clarinettista Bruno
Longhi esclusivamente per ascoltare e conoscere George Van Eps, il mio
chitarrista preferito che faceva parte del suo gruppo. Fui felice di incontrare
Van Eps che si meravigliò moltissimo nello scoprire che qualcuno dall’altra
parte del globo si occupasse della sua musica e mi disse: “Pensavo che oltre
alla mia cerchia di amici musicisti di Los Angeles non mi conoscesse nessuno!”.
Qualche anno più tardi, nel 1991, in occasione di un mio viaggio a Londra per
presentare il film “Bix” al “London Film Festival” rincontrai Peanuts e Louise
al Pizza Express, il tempio del jazz tradizionale londinese.
Peanuts suonava in sestetto del quale fra gli altri facevano parte Marc Shane al
pianoforte e James Chirillo alla chitarra. Lui e Louise mi fecero un sacco di
feste e James Chirillo mi mise in mano la chitarra perché suonassi con il
gruppo.
Qualche anno dopo a Roma fu invitato a Villa Celimontana a suonare con il
sottoscritto e con la Roman New Orleans Jazz Band con la quale negli anni ’50,
in occasione di una tournèe degli All Stars di Louis Armstrong, aveva inciso un
LP al quale presero parte anche Trummy Young e Billy Kyle. Quella fu l’ultima
volta che ci incontrammo.
Nel 2003 mi scrisse Louise che Peanuts ci aveva lasciato per sempre. Un altro
grande del jazz se n’era andato per raggiungere Eddie Condon e gli All Stars
scomparsi alcuni anni prima come Wild Bill Davison, Bobby Hackett, Cutty
Cutshall, Dick Cary, Billy Butterfield, Bud Freeman, Edmond Hall, Gene
Schroeder…
Un paio d’anni più tardi acquistai un CD intitolato “The Goodman’s Girls”
pubblicato negli Stati Uniti; vi erano raggruppate le incisioni di alcune fra le
vocalist di Benny Goodman degli anni ’30 fra le quali Dottie Reid, Eve Young,
Jane Harvey, Liza Morrow, Nancy Reed, Kay Penton, Ann Graham e la cara Louise
Tobin.
Era il mese di Dicembre e pensai di inviare il CD a Louise. Dopo qualche tempo
ricevetti una sua lettera sulla quale c’era scritto: “Caro Lino, ti ringrazio
del bellissimo regalo. Non sono io che ti scrivo ma la mano è quella di una mia
cara amica. Purtoppo l’artrosi non mi permette più di usare la penna. Se non
fosse stato per te non avrei mai saputo che le mie incisioni con Goodman fossero
state pubblicate su CD. Hai visto che è stato inserito anche un blues inedito
senza titolo che ho inciso su due piedi e che allora non era stato pubblicato?
Ebbene ho letto sulle note di copertina che il pianista che mi accompagna è Jess
Stacy; non è lui, è Fletcher Henderson che quel giorno venne in studio per
mostrare alcuni suoi arrangiamenti a Benny Goodman e che quasi per gioco si mise
al pianoforte per accompagnarmi. Grazie ancora Lino! Un caro saluto affettuoso,
Louise”.
LINO PATRUNO
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