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THE BEST OF NEW ORLEANS JAZZ ASCONA (1998-2003)

Vincenzo Barbato intervista Lino Patruno

 

D.: Dopo tanti anni anni forse sarebbe il caso di ripercorrere assieme i fasti del festival di Ascona del passato, un passato non troppo lontano ma neanche vicino. Quale è stato il tuo rapporto con il festival di Ascona?

R.: Non sono mai stato amato dagli organizzatori del festival di Ascona, a parte il periodo che tratteremo nel corso di questa conversazione. Prima del 1998 per me il festival era tabù perché mi consideravano un modernista dal momento che la mia musica era per loro ben lontana dai loro canoni (vale a dire il New New Orleans, il Blues, il Gospel, il Cajun, lo Zydeco e altre cose del genere).

 

D.: Ma queste forme di jazz non sono di tuo gradimento?

R.: Al contrario, mi piacciono moltissimo ma non per questo avrei dovuto occuparmene tout court professionalmente (a parte il fatto che il mio jazz show ligure-milanese da anni si ispira al jazz di New Orleans del dopoguerra). Ma il jazz bianco di Chicago e di New York non era mai stato ben visto e il primo musicista “diverso” ad essere invitato fu Bob Wilber, solo perché aveva realizzato due album dedicati alla Creole Band di King Oliver e a Sidney Bechet (con il quale tra l’altro aveva studiato negli anni ’40 quando aveva poco meno di 20 anni).

 

D.: Poi verso la fine degli anni ’90 mi pare ci fu il cambio della guardia. Subentrò come direttore artistico Karl Heinz Ern. Ci puoi parlare di lui?

R.: Non avevo mai sentito parlare di lui prima di allora e fu Oscar Klein a parlarmene e a invitarmi a partecipare al festival con la sua European Jazz Stars costituita da grandi musicisti europei. Era l’estate del 1998 e per la prima volta, dopo oltre 20 anni di Festival, feci il mio ingresso ufficiale ad Ascona. Legai subito con Karl Heinz Ern che conosceva molto bene il mio operato e che mi chiese di fargli delle proposte per l’anno successivo riguardanti i miei gruppi italiani.

 

D.: E tu chi proponesti? Allora mi pare andavi in giro in coppia con il sassofonista e arrangiatore Red Pellini!

R.: E ci andai con la Gang assieme a Red Pellini invitando come special guest il leggendario trombonista novantaseienne Spiegle Willcox che aveva suonato negli anni ’20 con l’Orchestra di Jean Goldkette assieme a Bix Beiderbecke, Frankie Trumbauer, i Dorsey, Joe Venuti ed Eddie Lang…

 

D.: Spiegle morì proprio in quello stesso anno se non sbaglio!

R.: Morì dopo un mese, il 25 Agosto del 1999. Di conseguenza raccolsi le registrazioni realizzate con lui ad Ascona e le inserii in un CD che realizzai qualche mese dopo e che intitolai “Remembering Spiegle”.

Quelle sono le sue ultime registrazioni su disco iniziate con i “Collegians” di Paul Whiteman nel 1923.

 

D.: Mi pare che in quello stesso anno hai avuto carta bianca per organizzare altri eventi come i concerti di Teddy Reno e quelli con Romano Mussolini!

R.: Avevo contattato Teddy Reno per indurlo ad esibirsi al mio Festival di San Marino con un trio di jazz per ricordare Frank Sinatra. Ma il progetto andò oltre e Karl Heinz pensò bene di farlo esibire assieme alla big band del clarinettista Paolo Tomelleri. Fu un grande successo soprattutto per Teddy Reno che sulla carta non mi era sembrato molto convinto.

 

D.: E per quanto riguarda Mussolini?

R.: Suonai con Romano che invitai assieme al trombettista Guido Pistocchi, al trombonista Marcello Rosa, al clarinettista Gianni Sanjust, al contrabbassista Giorgio Rosciglione e al batterista Osvaldo Mazzei riscuotendo uno straordinario successo.

 

D.: Nella stessa edizione tu prendesti parte anche a una formazione riunita per l’occasione chiamata “The Ascona All Stars”: me ne vuoi parlare?

R.: Quella fu una trovata di Karl Heinz; l’idea fu quella di mettere assieme i “big” del festival e fu così che mi ritrovai sul palco Torre assieme a Jon-Erik Kellso alla tromba, Dan Barrett al trombone, Sammy Rimington al clarinetto, Frank Robersheuten al sax tenore, Butch Thompson al pianoforte, il leggendario Truck Parham al contrabbasso e Trevor Richards alla batteria.

 

D.: E arriviamo alla fine del millennio, l’anno 2000: che successe?

R.: L’anno precedente al Teatro Smeraldo di Milano chiamai la front-line degli All Stars del cornettista Ed Polcer con Bob Havens al trombone e Allan Vachè al clarinetto, accompagnata da una sezione ritmica italiana con Nando De Luca al pianoforte, Luciano Milanese al contrabbasso, Stefano Bagnoli alla batteria e il sottoscritto alla chitarra. Riproposi la stessa formazione l’anno successivo ad Ascona con l’aggiunta del sopranista Jim Galloway. L’evento fu registrato e ancora oggi è in circolazione il CD “Live at New Orleans Jazz Ascona” (Platinum LPCD 065). Qualche giorno prima però ci eravamo esibiti al festival “Jazz incontro alla gente" di San Marino, di cui ero il direttore artistico.

 

D.: Devo dire che Karl Heinz Ern seguiva con attenzione le tue proposte e le metteva in cantiere; che fossero valide e il successo ne era una riprova! E andiamo avanti cronologicamente con i grandi eventi di Ascona: siamo arrivati al 2001.

R.: La mia idea per il 2001 fu quella di un omaggio agli All Stars di Eddie Condon riproponendo alla sua maniera due front-line e un’unica sezione ritmica. La formazione era la seguente: Ed Polcer alla cornetta; Tom Baker alla cornetta e al trombone; Dan Barrett al trombone e alla cornetta; Michael Supnick al trombone e alla cornetta; Evan Christopher al clarinetto; Luca Velotti al clarinetto, al sax soprano e al sax tenore; Jim Galloway al sax soprano; Red Pellini al sax baritono; Rossano Sportiello al pianoforte; Guido Giacomini al contrabbasso; Giampaolo Biagi alla batteria; Rebecca Kilgore alla voce e logicamente il sottoscritto alla chitarra.

L’evento registrato fu pubblicato negli Stati Uniti su etichetta Jazzology (JCD-400) e ancora oggi è in catalogo.

D.: Se non sbaglio la Jazzology, che ha sede a New Orleans, è la più prestigiosa etichetta di jazz tradizionale del mondo! Secondo te quali furono i momenti più salienti del concerto?

R.: Sicuramente il brano con quattro cornette e quelli cantati da Rebecca Kilgore.

 

D.: Mi pare che in quei giorni ad Ascona ci fosse anche il grande tenorista Gianni Basso e che suonaste assieme!

R.: Si, organizzai un concerto con lui, Ed Polcer, Supnick, Velotti, Pellini, Nando De Luca, Guido Giacomini e Giampaolo Biagi all’insegna dello “Swing”. Fra i brani di maggior successo “Undecided” di Charlie Shavers.

 

D.: E arriviamo al 2002, l’anno del Centenario della nascita di Eddie Lang a cui, come te, sono legato anch’io dal momento che suono la chitarra e ho fatto tesoro dei suoi insegnamenti. I concerti importanti furono due, uno con una All Stars internazionale, l’altro con 5 grandi chitarristi d’oltreoceano ed entrambi furono ripresi dalla televisione della Svizzera Italiana!

R.: Esatto! Nel primo concerto i musicisti furono Dan Barrett alla cornetta, Michael Supnick al trombone, Charley Höellering al clarinetto, Jim Galloway al sax soprano, Luca Velotti al sax tenore, Red Pellini al sax baritono, Thilo Wagner al pianoforte, Guido Giacomini al contrabbasso, Giampaolo Biagi alla batteria e logicamente io alla chitarra.

Nel secondo concerto presentai Bucky Pizzarelli, Frank Vignola, Howard Alden, Al Viola (50 anni con Sinatra), Marty Grosz e Michele Ariodante alle chitarre, Andy Stein al violino, Mark Shane al pianoforte, Frank Tate e Guido Giacomini al contrabbasso, Joe Ascione alla batteria e Clive Riche alla voce ai quali mi aggiunsi alla chitarra. L’intero concerto fu poi stampato negli Stati Uniti sempre su etichetta Jazzology (JCD-329) con il titolo “Stringin’ the Blues”.

D.: Se ricordo bene il 2003 fu l’ultima volta che tu partecipasti al Festival e i centenari da celebrare furono due, quello di Bix Beiderbecke e quello di Joe Venuti al quale eri stato molto legato.

R.: Infatti misi in piedi tre concerti per celebrare i due grandi del jazz di New York: il primo dedicato al ricordo di Joe Venuti, gli altri due a Bix. Per quello dedicato a Joe Venuti chiamai Michael Supnick alla cornetta e al trombone, Gianni Sanjust al clarinetto, Luca Velotti al sax soprano e al tenore, Giancarlo Colangelo al sax basso, Giorgio Cuscito al pianoforte, Michele Ariodante alla chitarra, Guido Giacomini al contrabbasso, Gianluca Perasole alla batteria, Mauro Carpi al violino e Marilia Vesco alla voce. Vorrei ricordare che se Eddie Lang (al secolo Salvatore Massaro) fu il primo chitarrista della storia del jazz, Joe Venuti fu il primo musicista ad inserire il violino nel jazz e che dal 1971 fino alla fine dei suoi giorni ci legò una grande amicizia.

 

D.: Ci vuoi parlare dei tre concerti dedicati al Bix?

R.: Il 2 Luglio ricordammo Bix quando militò nella grande orchestra di Paul Whiteman e per questo evento fu invitato Enrico Intra che diresse la Scuola Civica di Milano con Gianni Bedori al C-melody sax a cui si aggiunsero Tom Pletcher alla cornetta, Rossano Sportiello al piano, Clive Riche alla voce e il sottoscritto al banjo.

Il 3 luglio riproposi la formazione della colonna sonora del film “Bix” di Pupi Avati: Tom Pletcher alla tromba; David Sager al trombone; Bob Wilber al clarinetto, sax soprano e C-melody sax; Kenny Davern al clarinetto; Keith Nichols al pianoforte; il sottoscritto al banjo e alla chitarra; Walter Ganda alla batteria; Andy Stein al violino e Franz Sjostrom al sax basso che sostituì Vince Giordano impossibilitato a raggiungere Ascona da New York. Durante il concerto, sul fondo proiettammo il film “Bix” di Pupi Avati realizzato tredici anni prima.

La sera dopo, il 4 luglio, “The Bix Night” con gli stessi musicisti della sera precedente più Randy Reinhart, Jon-Erik Kellso e Randy Sandke alle cornette, Howard Alden alla chitarra, Joel Forbes al contrabbasso e Ed Metz Jr. alla batteria.

Ancora una volta l’evento fu registrato e stampato su CD dalla Jazzology (JCD-343) con il titolo ”A Tribute to Bix Beiderbecke”.

 

D.: Secondo me se il festival di Ascona è conosciuto negli Stati Uniti è proprio grazie ai CD che hai hai realizzato. Ma cosa mi puoi dire del festival oggi?

R.: Non mi pare ci sia molto di interessante; quei tre, quattro nomi americani sono sempre gli stessi da alcuni anni e per quanto riguarda gli eventi non mi pare che ce ne siano stati di rilievo e soprattutto nessuno di questi è mai stato pubblicato su CD negli Stati Uniti. Negli ultimi anni per me il Festival di Rimini ha preso il posto di Ascona e infatti nel 2008 sempre per la Jazzology realizzai il CD “It Had to be You” con gli American All Stars (Reinhart, Barret, Vachè, Shane, Giacomini, Metz Jr. e Rebecca Kilgore) che penso sia il mio CD più riuscito.

L’anno scorso sempre a Rimini e grazie a Rino Amore invitai Jimmy La Rocca, figlio del leggendario Nick primo musicista ad aver inciso il primo disco della storia del jazz nel 1917, e sempre con Rino Amore ho grandi progetti per il futuro che spero di realizzare per far si che il jazz classico sia sempre più seguito nel nostro paese viziato sempre più dal noiosissimo “jazz spaghetti” che sta distruggendo l’interesse per il jazz stesso.