THE GUITAR PLAYERS a cura di Lino Patruno
(Al Casey, Freddie Green, George Barnes, Bucky Pizzarelli, Marty Grosz, Frank Vignola, Al Viola, Howard Alden, George Van Eps)
I chitarristi sono stati sempre stati i miei strumentisti
preferiti, grazie al fatto che suono la chitarra e ho sempre avuto per loro
ammirazione e invidia allo stesso tempo perché avrei voluto suonare con tutti
loro.
Al Festival di Ascona tanti anni fa incontrai Al Casey, uno dei miei chitarristi
preferiti, celebre per aver suonato per molto tempo con Fats Waller negli anni
’30 e ’40.
E’ stato uno dei miei modelli nello studio della chitarra e ricordo che mi
divertivo (e mi impegnavo) a ripetere i suoi non facili assoli.

Qualche anno dopo a Milano al Teatro Cristallo arrivò la Big Band di Count Basie e nel pomeriggio ero lì per poter assistere alle prove. Il chitarrista dell’orchestra Freddie Green è quanto di meglio ci sia stato nell’accompagnamento in 4/4 ed ero interessatissimo a scoprirne i segreti. Freddie aveva la sua Gretsch storica e nel vedermi interessato me la mise in mano per farmela provare. Le corde erano altissime e farle suonare mi risultava molto faticoso. Gli chiesi che tipo di plettro usasse e mi mise in mano il suo che praticamente era un osso. Non riuscii a tirar fuori neanche un accordo dopo di che arrivò un ragazzetto con in mano un microfono per amplificare lo strumento. Freddie prese a calci il microfono e lo scaraventò in terra sotto lo sguardo sbigottito del tecnico che non riusciva a capire perché. Freddie non avava mai avuto bisogno di alcun microfono per farsi ascoltare. Cose d’altri tempi! Oggi senza potenti amplificatori non riesce a suonare più nessuno.

Al Festival di Nizza nei primi anni ’70 incontrai George Barnes. Eravamo nello stesso hotel e passammo assieme molte mattine nella piscina dell’albergo. Ricordammo i suoi dischi incisi con la band di Yank Lawson e Bob Haggart e mi raccontò delle varie accordature usate da molti chitarristi americani che accordavano le loro chitarre non secondo le regole tradizionali ma secondo le esigenze personali. Lui stesso usava un’accordatura speciale che si era inventato.

A Nizza c’era anche il chitarrista Marty Grosz che suonava
con il “Soprano Summit” di Bob Wilber e Kenny Davern. Marty suonava con la
chitarra completamente acustica amplificata soltanto da un microfono davanti a
una delle “effe”.
Vorrei ricordare che Marty è il figlio di George Grosz, il grande disegnatore
tedesco che dovette scappare da Berlino con tutta la famiglia per evidenti
ragioni politiche.

Sempre a Nizza arrivò anche Bucky Pizzarelli con la
famiglia con il quale strinsi una grande amicizia.
Conoscevo un suo LP che aveva inciso con Joe Venuti e un altro con Bud Freeman e
Hank Jones. C’erano anche i suoi ragazzi e uno di quelli, John, sarebbe
diventato celebre più avanti anche come cantante oltre che chitarrista.
Negli anni seguenti lo invitai ai festival del jazz di San Marino e di Mosciano
che allora organizzavo. Ad Ascona, in occasione del centenario dalla nascita del
chitarrista Eddie Lang nel 2002 organizzai una grande kermesse chitarristica
alla quale presero parte, oltre ai già citati Marty Grosz e Bucky Pizzarelli,
Frank Vignola (che avevo conosciuto una sera a Roma dopo un concerto al Teatro
Sistina con l’Orchestra di Lionel Hampton), Al Viola (per 50 anni chitarrista di
Frank Sinatra) e Howard Alden (che aveva doppiato Sean Penn alla chitarra nel
film “Accordi e disaccordi”). L’evento fu poi pubblicato su CD dalla Jazzology e
oltre ai suddetti chitarristi furono presenti nel CD il violinista Andy Stein e
i chitarristi Michele Ariodante e il sottoscritto.

Comunque il mio chitarrista preferito è sempre stato
George Van Eps che pochi conoscono.
Van Eps è sempre vissuto a Los Angeles e si è sempre occupato principalmente di
registrazioni in studio per il cinema e nelle orchestre che accompagnavano
grandi cantanti.
Lo ricordiamo nel film “Tempo di furore” (Pete Kelly’s Blues) diretto e
interpretato negli anni ’50 da Jack Webb. Lo stile di Van Eps è originalissimo:
usa una chitarra a sette corde, suona con le dita della mano destra
improvvisando e usando i bassi contemporaneamente.
Nei primi anni ’80 venne in Europa con il gruppo del clarinettista Peanuts Hucko
e per un paio di concerti suonò in un jazz club di Berna. Telefonai a Bruno
Longhi e decidemmo di raggiungere Berna per ascoltarlo e sopratutto per
conoscerlo.
Si meravigliò molto che qualcuno lo conoscesse al di fuori della cerchia di
amici di Los Angeles e mi feci dedicare i suoi LP che avevo da anni.

Credo sia il caso, dal momento che si parla di chitarre,
di rendere omaggio a Eddie Lang che negli anni '20 inserì nel jazz la chitarra,
prima di allora relegata al ruolo di accompagnamento nei blues da parte dei
chitarristi neri.
Eddie, il cui vero nome era Salvatore Massaro, creò gli accordi e le
progressioni del jazz e tutti noi chitarristi gli dobbiamo qualcosa. Ma quanti
chitarristi moderni conoscono il suo nome? Credo molto pochi vista l'ignoranza
sulla storia del jazz che contraddistingue gli "spaghettari" del jazz.
