THE TRUMPET PLAYERS a cura di Lino Patruno
(Pee Wee Erwin, Dick Sudhalter, Bobby Hackett, Ed Polcer, Max Kaminsky, Tom Baker, John Erik Kellso, Randy Sandke, Randy Reinhart)
Dopo Bill Coleman, i primi trombettisti
statunitensi con i quali suonai, oltre a Wild Bill Davison e Jimmy McPartland,
furono Pee Wee Erwin e Dick Sudhalter che incontrai a Nizza in occasione della
“Parade du Jazz” alla quale fui invitato con la Milan College Jazz Society. Uno
dei miei concerti di punta fu quello con Pee Wee Erwin del quale avevo tutti i
suoi dischi della sua dixieland band.
Pee Wee era nato a Falls City nel Nebraska e aveva iniziato la sua carriera
nelle Territory Bands prima di approdare alle grandi orchestre di Joe Haymes
(dal 1931 al 1933) e di Isham Jones (nel 1933/34). Da Isham Jones passò
nell’orchestra di Benny Goodman nel 1934/35, in quella di Ray Noble (1935) e in
quella di Tommy Dorsey fino al 1939. Nei primi anni ’40 diresse una propria big
band e dagli anni ‘60’ si dedicò esclusivamente allo stile Dixieland con una sua
band nella quale militarono Lou McGarity al trombone e Kenny Davern al
clarinetto.
Con Pee Wee simpatizzai subito e trascorremmo i giorni di Nizza con entusiasmo
soprattutto in occasione della nostra performance. Pee Wee allora aveva 61 anni
e scomparve a Teaneck nel New Jersey nel 1981 all’età di 68 anni (ancora troppo
pochi per morire).

A Nizza incontrai il cornettista Dick Sudhalter
con il quale successivamente sarebbe nata una grande amicizia. Dick allora era
diventato il giovane personaggio di punta del festival a cui l’organizzatore
George Wein aveva affidato la direzione dei palchi. Si inseriva con disinvoltura
nelle jam sessions a fianco dei grandi del jazz presenti alla manifestazione:
Ruby Braff, Bobby Hackett, Bob Wilber, Joe Venuti, Bob Haggart, Lionel Hampton,
Vic Dikerson, Earl Hines, Barney Bigard, Joe Venuti, Teddy Wilson…
Parlammo a lungo di Bix e del suo libro “Bix Man & legend”(scritto in
collaborazione con Philiph R.Evans) appena pubblicato negli Stati Uniti.
Di ritorno a casa gli inviai l’opera omnia di Bix in 14 LP che avevo prodotto
assieme a Vittorio Castelli per la SAAR.
Per anni non ci incontrammo, poi nel 1993 in occasione del primo festival del
jazz di Fano organizzato da Adriano Mazzoletti. Avevo messo assieme una band con
i giovanissimi Red Pellini, Luca Velotti, Giorgio Cuscito, Rosario Bonaccorso e
Walter Ganda. Dick era contrariato dal fatto che Avati e io non lo avevamo
coinvolto nel gruppo di lavoro che avrebbe poi dato vita al film “Bix”. Gli
spiegai che gli Stati Uniti erano troppo lontani dall’Italia dove scrivemmo la
sceneggiatura e imbastimmo il progetto anche se poi andammo a girare in Iowa e
Illinois.
Dopo Fano i nostri incontri divennero frequenti; suonammo a Milano, in
Lombardia, a Roma e sul Lago Maggiore in occasione del Festival del Jazz e
registrammo una trasmissione radio per Europa Radio organizzata dalla non
dimenticata Elda Botta.
Rimanemmo in contatto per anni scrivendoci, telefonandoci e raccontandoci le
nostre imprese jazzistiche fra le quali vorrei ricordare il suo libro su Hoagy
Carmichael e quello sui musicisti bianchi della Storia del Jazz.
Purtroppo nel 2003 la brutta notizia che Dick era stato colpito da un ictus che
con grande energia e determinazione cercò di curare ma che purtroppo non ci
riuscì.La sua malattia durò cinque anni e nel Settembre del 2008 la sua stello
lo abbandonò per sempre. Dick era nato a Boston nel 1938 e a Dicembre del 2008
avrebbe compiuto 70 anni.

A Nizza incontrai anche Bobby Hackett, il mio cornettista preferito, oltre che per le sue performances jazzistiche, celebre anche per aver fatto parte come solista unico dell’orchestra d’archi di Jackie Gleason. Inoltre pochi sanno che militò nell’orchestra di Glenn Miller in qualità di chitarrista; e penso sia proprio per questa ragione che la qualità armonica delle sue improvvisazioni sulla cornetta sia fuori dal comune. Ci scambiammo i nostri indirizzi e ci promettemmo che avremmo imbastito una serie di concerti in Italia e la registrazione di un LP. Purtroppo scomparve prima del previsto per un attacco di cuore nel 1976 all’età di 61 anni.

Per
anni, a parte la registrazione della colonna Sonora del film “Bix” non ebbi modo
di suonare con trombettisti statunitensi fino ad arrivare al 1999 in occasione
della manifestazione “Viva il Jazz” al Teatro Smeraldo di Milano e
successivamente nel 2000 ai Festival di San Marino e di Ascona. Tenni questi
concerti con gli All Stars del cornettista Ed Polcer. Avevo incontrato Polcer
nei primi anni ’70 a New York quando suonava nel club di Eddie Condon così come
avevo incontrato il trombettista Max Kaminsky proprio di fronte al leggendario
Condon’s Club a Manhattan.
Ed Polcer venne in Italia con la sua “front line” vale a dire con il trombonista
Bob Havens e il clarinettista Allan Vachè; io pensai alla sezione ritmica, vale
a dire Nando de Luca al pianoforte, Luciano Milanese al contrabbasso e Stefano
Bagnoli alla batteria.
Vorrei ricordare che Ed Polcer suonò con Benny Goodman nel 1972 e per alcuni
anni diresse il Condon’s Club di New York dopo la scomparsa di Eddie.
Utilizzai uno dei concerti di questo gruppo al Festival di Ascona per stamparlo
su CD con la mia etichetta “Lino Patruno Jazz Show” e successivamente fu
ristampato dalla Duck Records. Con Polcer inoltre nel 2001, sempre ad Ascona,
per l’etichetta “Jazzology” di New Orleans realizzai il CD “Jammin’ for Condon”
tratto da un concerto celebrativo che dedicai a Eddie Condon e al quale presero
parte i trombonisti-cornettisti Dan Barrett, Michael Supnick e Tom Baker che
purtroppo morì per un attacco cardiaco pochi mesi dopo all’età di 49 anni.
Baker era veramente straordinario; oltre alla cornetta e al trombone suonava anche il sax tenore, il clarinetto e il basso tuba e ognuno come se fosse il suo strumento principale. Completavano il cast di questo omaggio a Condon, il clarinettista di New Orleans Evan Christopher, il sopranista canades Jim Galloway, lo straordinario pianista Rossano Sportello, il clarinettista Luca Velotti, il baritonista Red Pellini, il contrabbassista Guido Giacomini, il batterista italo-americano Giampaolo Biagi e la vocalist statunitense Rebecca Kilgore, una delle migliori in senso assoluto per quanto riguarda la “nostra” musica.

Sempre al Festival di Ascona per il Centenario della nascita di Bix, oltre alla
serata rievocativa della colonna sonora del film di Avati , organizzai due
grandi concerti.
Il primo con la big band di “Musica Oggi” diretta da Enrico Intra per rievocare
la musica dell’Orchestra di Paul Whiteman con Tom Pletcher alla cornetta (nella
parte di Bix), con il vocalist Clive Riche (nella parte di Bing Crosby) e con il
sottoscritto al banjo (nella parte di Mike Pingitore). Il secondo concerto con
la partecipazione di ben 4 cornettisti: Tom Pletcher, Randy Reinhart, Randy
Sandke e Jon-Erik Kellso.
Parte di questi due concerti furono poi inseriti sempre su etichetta “Jazzology”
sul CD “Tribute to Bix Beiderbecke”.
Con Kellso avevo suonato un paio di anni prima con gli “Ascona All Stars” mentre
invece con Randy Sandke quella fu l’unica volta. Sia Kellso che Sandke sono due
grandi cornettisti ma devo dire che Randy Reinhart è quello che mi colpì più
degli altri. L’avevo conosciuto nel 1993 a Libertyville (Illinois) in occasione
del “Bix Festival”. Lui suonava con “The Sons of Bix” e già da allora mi era
rimasto impresso. Quando nel Giugno del 2008 Rino Amore, direttore del “Jazz’n
Swing” di Rimini mi chiese di mettere in piedi una “All Stars” americana di
tutto rispetto, non ebbi dubbi e alla cornetta chiamai lui.
