THE VOCALISTS
(Billie Holiday, Ella Fitzgerald, Sarah Vaughan, Edith Peters, Nathalie Cole, Diana Krall, Tony Bennett, Rebecca Kilgore, Frank Sinatra)
Il 1958 è l’anno in cui Billie Holiday venne a
Milano. Era uscita di prigione ed era stata scritturata da un impresario
francese per una tournèe in Europa. La tournée prevedeva anche Milano ma
evidentemente il sub-agente italiano pensava si trattasse di una cantante rock e
la fece esibire al Teatro Smeraldo di Milano che allora ospitava il varietà. La
inserì in uno spettacolo con un comico, una spalla, una soubrette e
6-ballerine-6 della RAI-TV. Billie entrò in scena con il suo trio e dopo poche
battute il pubblico cominciò a protestare con fischi, urla e improperi tanto da
costringerla a uscire di scena. Ma quella sera qualcuno del Circolo del Jazz era
presente allo spettacolo e così informò subito Testoni, Polillo e Maffei che
rilevarono il contratto dal sub-agente disinformato e le organizzarono tre
serate al teatro Gerolamo. Ebbene, io ho avuto la fortuna di assistere a una di
quelle tre serate provando emozioni indescrivibili.
Al contrario di Billie Holiday, Ella Fitzgerald venne spessissimo in Italia e a
Milano teneva sempre i suoi concerti al Teatro Lirico in trio con Tommy Flanagan
al pianoforte.
Nell’estate dell’87 fui chiamato dalla Camerata Musicale di Bari a presentare il
primo concerto della tournée estiva di Sarah Vaughan che si tenne al Teatro
Petruzzelli.
Negli anni seguenti incontrai Sarah altre volte e l’ultima volta cenammo assieme
a Mondello. Durante la cena mi disse indignata che il suo cachet per un concerto
in Italia era di 30.000 dollari ma in alcuni festival, per avere quella cifra,
il suo manager era costretto a firmare un contratto di 90.000 dollari. La cosa
si commenta da sé.
A Milano negli anni ’70 cominciare a cantare nei locali la vocalist di colore
Edith Peters, una delle Peters Sisters che erano venute in Italia negli anni ’50
e avevano preso parte ad alcuni spettacoli di rivista. Edith era straordinaria,
contava qualsiasi brano le si proponesse e in qualsiasi tonalità. La invitai
alla televisione svizzera per prender parte alla puntata dedicata a Louis
Armstrong e a uno special su Hoagy Carmichael.
Edith lavorò anche in cinema e in televisione riscuotendo un discreto successo.
A Verona Lelio Tagliaferro organizzò un grande concerto estivo e chiamò me sia
come musicista che come presentatore. Il concerto prevedeva la mia apertura con
una All Stars italiana con Pistocchi, Mussolini, Rosa, Sanjust seguito da
Nathalie Cole con una big band e in chiusura il gruppo di Herbie Hancock. Alle
prove nel pomeriggio arrivò Nathalie Cole con quattro guardie del corpo.
L’organizzatore aveva preparato un bellissimo ritratto di Nat King Cole scattato
proprio a Verona in tempi remoti, incorniciato e preparato perché io lo donassi
alla figlia. Ma al capo delle guardie del corpo il fatto che io glielo donassi
sul palco non andava bene. Secondo lui io avrei dovuto salire sul palco,
annunciare Nathalie, ridiscendere e a qual punto sarebbe salita lei. E io
facendo la voce grossa: “Allora, Nathalie te la presenti tu!” A quel punto i
quattro gorilla si consultarono e alla fine optarono per la prima soluzione,
vale a dire: presentazione, consegna del ritratto, baci sulle guance e inizio
performance.
Come numero finale il gruppo di Herbie Hancock con un programma talmente
incomprensibile che il pubblico cominciò giustamente ad abbandonare la piazza
per cui alla fine le duemila persone all’inizio del concerto erano diventate non
più di cinquanta.
L’unica volta che mi recai a Perugia in occasione di Umbria Jazz fu soltanto per
ascoltare Joao Gilberto(visti i miei pessimi rapporti con Carlo Pagnotta).
Comperai un biglietto di prima fila ma fui accompagnato in una delle ultime file
per ascoltare il concerto. Certo l’organizzazione non mi risultò al top ma mi
rifeci dopo il concerto in un locale cittadino dove si esibiva una giovane
pianista- vocalist il cui nome era Diana Krall. Rimasi letteralmente coinvolto
dalla sua musicalità e gliela esternai con grande effusione. Quella sera era lì
presente anche Tony Bennett che mi abbracciò con grande simpatia. Considero Tony
Bennett l’ultimo grande cantante della tradizione iniziata nel primo novecento
con Al Jolson e continuata con Bing Crosby, Nat King Cole, Frank Sinatra, Dean
Martin…
Rividi Diana Krall nel 1999 al Teatro Smeraldo di Milano in occasione della
manifestazione “Viva il Jazz” e nella stessa serata suonavo anch’io con gli All
Stars di Ed Polcer. Diana era già più conosciuta ma non abbastanza celebre come
lo sarebbe stata qualche anno dopo.
La mia vocalist preferita comunque rimane Rebecca Kilgore che vive a Portland
nell’Oregon e che spesso ho chiamato ai festival ai quali ho preso parte. La
prima volta fu ad Ascona per il concerto per Eddie Condon che fu poi stampato
dalla Jazzology negli Stati Uniti; nel 2008 invece la invitai al festival di
Rimini e anche questa volta il concerto è stato prodotto dalla Jazzology con il
titolo “ It Had to Be You” che Rebecca ha cantato nel CD con grande arte.
Nel 1991 feci un viaggio a Los Angeles in compagnia di Giuliano Fournier e un
pomeriggio andammo a trovare Dorothy la segretaria di Frank Sinatra che ci fece
vedere il suo studio e ci invitò al concerto che si sarebbe tenuto a Las Vegas
dopo un paio di giorni.
Raggiungemmo Las Vegas e assistemmo al concerto a un tavolo in prima fila
accanto alla moglie di Sinatra, al figlio, a Quincy Jones e Nastassia Kinsky. Da
quella posizione seguii il concerto diretto dal figlio Frank Sinatra Jr notando
tutti i particolari tra i quali il fatto che il figlio dirigesse terrorizzato
dalle occhiate non certo tenere del padre.
Dorothy alla fine del concerto si diede un gran da fare per far si che Frank ci
dedicasse due foto con dediche personali.
LINO PATRUNO




