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WILD BILL DAVISON IN ITALY

 

    Mi recai a New York nei primi anni ’70 in occasione del Festival del Jazz di Newport.

Una mattina salii su un battello che faceva il giro della baia con a bordo la band della Preservation Hall di New Orleans e il complesso del cornettista Wild Bill Davison. Mi presentai con l’intento di parlare di eventuali concerti in Italia. Davison mi diede appuntamento per quella stessa sera al Rainbow Grill Room. Alle otto ero lì ad ascoltare quella meravigliosa musica che Wild Bill faceva assieme a Ed Hubble al trombone, Jerry Fuller al clarinetto, Claude Hopkins al pianoforte, George Duvivier al contrabbasso e Cliff Leeman alla batteria.            

     Al termine del primo set Wild Bill e sua moglie Anne vennero a sedersi al mio tavolo. Facemmo amicizia e a fine serata ci promettemmo di tenerci in contatto e di rivederci in Europa quanto prima.

     Nel luglio dello stesso anno andai in una vacanza a Nizza per la “Grande Parade du Jazz” organizzata da George Wein. Al festival presero parte 250 musicisti molti dei quali arrivarono con un jumbo speciale da New York. Andai all’aereoporto e agli arrivi vidi sfilare Barney Bigard, Eubie Blake, Ruby Braff, Milt Buckner, Cozy Cole, Wild Bill Davison, Vic Dickenson, Earl Hines, Bob Haggart, Yank Lawson, Bud Freeman, Maxine Sullivan, Ralph Sutton, Buddy Tate, Bob Wilber, Benny Waters, George Barnes, Jimmy McPartland, Kenny Davern e infine Joe Venuti. Fu una grande gioia rincontrarci. Mi presentò Jimmy McPartland e Kenny Davern e li accompagnai tutti e tre con la mia auto in albergo. Dopo una mezz’ora eravamo sulla strada per Cannes alla ricerca di un ristorante vicino al mare lontano dal traffico e dalla confusione. Legai molto sia con Kenny Davern che con Jimmy McPartland entrambi di una simpatia straordinaria.

     Abitavamo tutti nello stesso albergo e quindi non fu difficile creare tra noi un feeling. Con Wild Bill mi ero accordato precedentemente per posta e avevo organizzato una seduta d’incisione da effettuare a Milano subito dopo il festival.   

     Wild Bill, Anne partirono assieme a me con la mia auto alla volta dell’Italia. Era la prima volta che venivano nel nostro paese ed erano molto eccitati per questo. Raggiungemmo Verona nel pomeriggio dove ci fermammo per il Festival del Jazz all’Arena. Bill suonò con una sezione ritmica capitanata dal pianista Wild Bill Davis e riscosse uno strepitoso successo fra lo sguardo incredulo e invidioso dei “modernisti” che nel confronto perdono sempre. Il giorno dopo arrivammo a Milano e quella sera ce ne andammo a cena discutendo sui brani che avremmo inciso.

     Wild Bill aveva l’hobby di collezionare cappelli militari. Ne aveva oltre un centinaio ma gli mancava però quello che portano i carabinieri a cavallo. Il giorno dopo il nostro arrivo raggiungemmo un negozio del centro e gli regalai quel pezzo mancante alla sua  collezione. Sembrava un bambino felice di aver ricevuto un giocattolo che desiderava.

     Il giorno successivo arrivai al loro albergo molto presto per poter iniziare la registrazione verso le nove. Wild Bill mi stava aspettando da solo nella hall; Anne stava ancora dormendo.

     Mentre eravamo sulla strada per lo studio della Durium, ad un tratto Wild Bill all’altezza di un bar fece cenno di fermarmi. Spensi il motore e lui, uscito dall’auto, si diresse verso il bar 

ordinando una piccola bottiglia di whiskey che pagò e si mise in tasca. Nell’entrare in macchina urtò contro la portiera e la bottiglia gli si ruppe bagnando di whiskey la giacca e i pantaloni.

     Non si scompose; lentamente tirò fuori dalla tasca i pezzetti di vetro e con un fazzoletto si asciugò alla buona. Dopodiché rientrò nel bar e si comprò un’altra piccola bottiglia di whiskey.   

     Durante il viaggio mi pregò di non dir niente ad Anne ignara che il marito bevesse ancora contro i consigli del medico.

     Dopo qualche ora Anne ci raggiunse con un taxi; Wild Bill si liberò frettolosamente della bottiglia che era già vuota e andò incontro alla moglie che lo attendeva in regia. Anne sentendo addosso al marito odore di whiskey lo rimproverò aspramente, ma lui candidamente le disse che mentre stava bevendo un caffè al bar era stato urtato da un avventore che stava bevendo whiskey e glielo aveva versato addosso; poi rivolgendosi verso di me mi strizzò l’occhio. Comunque quel giorno assieme incidemmo ben 9 brani per l’LP “Relaxin‘ in Milan” ricreando la stessa atmosfera dei dischi di Eddie Condon. In sala c’erano Carlo Bagnoli, Bruno Longhi, Gianni Acocella, Paolo Tomelleri, Nando De Luca, Giorgio Alberti…insomma la Milan College al completo.

     Nella seconda metà degli anni ’70 Bill tornò più volte in Europa e io lo ingaggiai per alcuni concerti a Milano, a Lecco, ad Asti, a Faenza e per uno show televisivo assieme alla Milan College Jazz Society durante il quale registrammo Avalon, Creole Love Call, Someday You’ll Be Sorry, Oh Lady Be Good, Everybody Loves My Baby e There’ll Be Some Changes Made e alcuni di questi brani oggi si possono vedere sul You Tube.

     Negli Stati Uniti fu pubblicata una sua lunga intervista reperibile poi su VHS nella quale prima del finale verso la fine si fece ritrarre con alcuni cappelli (i più originali della sua collezione) e fra quelli mi fece un grande piacere ritrovare quello che gli regalai a Milano.

 

                                                                                                                  LINO PATRUNO

 

 

 

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