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IL JAZZ NEL CINEMA

di Lino Patruno

 

Sono trascorsi  76 anni da quando la parola “jazz” fece la sua prima apparizione sugli schermi cinematografici; si trattava inoltre del primo film sonoro della storia del cinema. Il titolo era “The Jazz Singer” (in Italia tradotto letteralmente: Il cantante di jazz) diretto nel 1927 da Alan Crosland.

Protagonista di questa storia strappalacrime Al Jolson, famoso cantante-attore di Broadway di quegli anni la cui caratteristica era quella di tingersi il volto di nero e le labbra bianche.

In realtà Al Jolson con il jazz aveva poco da spartire e tantomeno in questo film dove di jazzistico c’era soltanto il titolo; inoltre il film era soltanto cantato e non parlato (al posto dei dialoghi infatti apparivano ancora le didascalie come nei film muti).

Il film racconta la vicenda del figlio di un pastore ebreo di provincia che rinuncia, contro il volere del padre, a cantare in sinagoga perché attratto dai musicals di Broadway.

L’anno successivo Al Jolson interpreterà il secondo film sonoro della storia del cinema dal titolo: “The Singin’ Fool” (Il cantante pazzo) in cui questa volta si potevano ascoltare anche i dialoghi.

Nel 1929 King Vidor gira “Hallelujah” (id), uno straordinario film interpretato interamente da attori di colore. Il film, che descrive la vita nei campi di cotone in uno stato del sud, è tratteggiato soprattutto da spirituals e worksongs; le poche esecuzioni jazzistiche sono affidate a Nina McKinney (qui veramente straordinaria) e alla bluesinger Victoria Spivey che qualche anno prima aveva inciso dischi con King Oliver e con Louis Armstrong.

L’anno seguente sugli schermi viene proiettato il film “The King of Jazz” (Il re del jazz) di John Murray Anderson girato in un Technicolor primitivo basato su due soli colori e non su tre come avverrà dopo qualche anno. Protagonista del film era il celebre direttore d’orchestra Paul Whiteman qui assieme a Joe Venuti, Eddie Lang, Bing Crosby, Frank Trumbauer e Mike Pingitore; anche questa volta il jazz c’entra pochissimo e gli unici momenti felici sono quelli dedicati al duo Venuti/Lang e ai “Rhythm Boys” con Bing Crosby; per il resto il film è un assurdo collage di sketches e balletti senza né capo né coda che fanno da contorno a Whiteman.

In quell’epoca il sistema sonoro adottato era fornito dalla Vitaphone che si basava sulla sincronizzazione fra la pellicola e i dischi contenenti la colonna sonora. La Vitaphone, oltre che servire le grandi major, produsse una serie infinita di shorts musicali fra i quali ricordiamo quello di Red Nichols con Eddie Condon e Pee Wee Russell (1929), quello di Noble Sissle e Eubie Blake (sempre del 1929), e quello di Ben Bernie (l’autore di Sweet Georgia Brown del 1930).     

Non dobbiamo dimenticare che il cinema sonoro su larga scala inizia dal 1929 e coincide con la crisi economica di Wall Street e gli anni a seguire videro la maggior parte dei locali chiudere e di conseguenza molti musicisti (soprattutto quelli di colore) costretti a cambiar mestiere.

Di quei primi anni del sonoro sono alcuni cortometraggi indipendenti girati in economia e interpretati interamente da  gente di colore fra i quali ricordiamo “Back and Tan”(1929) con l’orchestra di Duke Ellington,  e “St. Louis Blues” sempre del 1929, unica apparizione della grande blue-singer Bessie Smith che scomparve qualche anno dopo in un drammatico incidente d’auto. In questo breve film la grande interprete è accompagnata dai musicisti dell’orchestra di Fletcher Henderson riuniti dal pianista James P. Johnson, uno dei grandi pianisti storici della storia del jazz. 

In seguito nei primi anni trenta gli shorts si moltiplicarono e molti artisti furono chiamati ad interpretarli (Don Redman, Louis Armstrong, Cab Calloway, Hoagy Carmichael, Jack Teagarden…). Fra questi degno di nota è “Symphony in Black” del 1934 con una giovanissima Billie Holiday assieme a Duke Ellington.

Contemporaneamente con l’avvento della Swing Era molte orchestre furono chiamate a prender parte alla commedie musicali che riscuotevano sempre più successo. Fra la seconda metà degli anni ’30 e i primi anni ’40 furono un centinaio i film nei quali si poteva ascoltare del jazz.

Del 1937 è “Hollywood Hotel”(id) diretto da Busby Berkeley con Benny Goodman e la sua orchestra. Magnifiche sono le due sequenze del quartetto (con Hampton, Wilson e Krupa) e quella in cui la big band esegue Sing ,Sing, Sing con Harry James e Gene Krupa che anticipa di un anno la versione incisa su disco registrata alla Carnegie Hall.

Del 1941 è “Birth of the Blues” di Victor Schertzinger interpretato da Bing Crosby nelle vesti di un clarinettista, da Brian Donlevy in quelle di un trombettista e dal trombonista Jack Teagarden.

L’azione del film si svolge a New Orleans negli anni della nascita del jazz e la colonna sonora relativa alla band venne eseguita, oltre dallo stesso Teagarden, da Wingy Manone che doppiò Donlevy e dal clarinettista Danny Polo che doppiò Crosby. Purtroppo in Italia questo film non arrivò ma in compenso ne arrivarono altri fra i quali ricordiamo “Helzapoppin”(id) di C.A. Potter sempre del 1941 comprendente uno straordinario numero musicale con il trombettista Rex Stewart, il pianista Slim Gaillard e il contrabbassista Slam Stewart.

Del 1941 è “Second Chorus” (Follie di jazz) di Harry C. Potter con Paulette Goddard e l’orchestra diretta da Artie Shaw nelle cui file suonano Fred Astaire e Burges Meredith nella parte di due trombettisti doppiati da Bobby Hackett e Billy Butterfield. Nel vecchio doppiaggio di questo film era stata conservata interamente la colonna sonora musicale; nel nuovo doppiaggio (quello televisivo di qualche anno fa) la colonna sonora fu sostituita totalmente: uno dei due fu doppiato da una tromba hard-bop, l’altro da un sax soprano. Credo che non ci sia niente di peggio che ascoltare un trombettista con il suono di un sax soprano. Il fatto si commenta da sé e non mi dilungherò a commentare l’ignoranza, il pressappochismo e la stupidità che caratterizzano la conoscenza musicale nel nostro paese.

Al film “Syncopation”(Una stella in cielo) di William Dieterle del 1942 presero parte Benny Goodman, Harry James, Joe Venuti, Charlie Barnet, Gene Krupa e Bunny Berigan che doppiò il protagonista Jackie Cooper che interpretava la parte di un trombettista.

Del 1943 è “Stormy Weather” (id) di Andrew Stone con Lena Horne, Cab Calloway e Fats Waller ribattezzato nella versione italiana (non si capisce per quale ragione) “Toto Wells”. Del 1943 è anche “Cabin in the Sky” (Due cuori in cielo) di Vincente Minnelli con Eddie “Rochester” Anderson, Lena Horne e Ethel Waters. Si tratta della trasposizione cinematografica di una fantasia musicale scritta da Lynn Root e Vernon Duke nella quale si ascolta l’orchestra di Duke Ellington. Nel film appare brevemente Louis Armstrong in quanto il suo brano Ain’t it the Thrut fu tagliato in fase di montaggio e tutto quel che rimane del grande Louis è un breve dialogo in cui nella parte di un diavolo con tanto di corna è alle prese con Lucifero interpretato da Rex Ingram.

Ancora del 1943 è “Reveille with Beverly” di Charles Barton con Ann Miller nella parte di una disc-jockey ante- litteram che da una stazione radiofonica trasmette dischi di jazz i cui interpreti prendono vita dall’etichetta del disco. Nel film appaiono Duke Ellington, Count Basie, Bob Crosby, i Mills Brothers, Ella Mae Morse e Frank Sinatra alle prime armi.

Un posto a parte merita il cortometraggio “Jammin’ the Blues” diretto nel 1943 da Gion Mjli (famoso fotografo di “Life”) che ne fece un piccolo capolavoro. Al film presero parte i sassofonisti Lester Young e Illinois Jacquet, il trombettista Harry “Sweet” Edison, i batteristi Jo Jones e Sidney Catlett, il contrabbassista Red Callender, il chitarrista Barney Kessel e la cantante Mary Bryant.

Del 1946 è “La città del Jazz” (New Orleans) di Arthur Lubin del 1946 con Louis Armstrong, Billie Holiday, Woody Herman (nella versione italiana doppiato da Alberto Sordi) e il pianista Meade Lux Lewis (l’autore di Honky Tonk Train Blues). Il film racconta l’esodo di Storyville del 1917 e si vale di magnifiche esecuzioni musicali fra i quali il tema conduttore Do You Know What it Means to Miss New Orleans scritto da Alter e DeLange apposta per il film.          

Nel 1947 viene girata la prima biografia romanzata di due musicisti famosi. Si tratta di  “The Fabulous Dorseys” di Alfred E.Green che riuscii a far doppiare per un network televisivo con il titolo L’America dei Dorsey. Protagonisti della vicenda gli stessi Tommy e Jimmy Dorsey che avevano litigato 15 anni prima e che si erano riappacificati da poco. Inoltre, truccati abilmente, erano riusciti a rifare loro stessi 20 anni prima. Al film presero parte anche Paul Whiteman, Art Tatum e Charlie Barnet.

In Italia un grande successo ebbe il film “A Star is Born” (Venere e il professore) di Howard Hawks del 1948 con Danny Kaye e Virginia Mayo. E’ la storia di un professore incaricato di compilare la parte americana di una storia della musica. Ed eccolo quindi  nei locali di Manhattan a caccia di interviste. Incontra Armstrong, Tommy Dorsey, Mel Powell, Lionel Hampton e uno stuolo di altri straordinari musicisti. Al film prese parte anche Benny Goodman nei panni di un collega del professore che passa con disinvoltura da Mozart al jazz.

Gli anni ’50, sulla scia della biografia dei Dorsey, videro molti film ispirati alla vita di celebri musicisti. Kirk Douglas ricordò Bix Beiderbecke in “Young Man with a Horn”(Chimere) di Michael Curtiz del 1950 con Doris Day e Hoagy Carmichael, James Stewart interpretò la parte di Glenn Miller nel magnifico “The Glenn Miller Story” (La storia di Glenn Miller) di  Anthony Mann del 1952, Steve Allen fu Benny Goodman in “The Benny Goodman Story” (Il re  del jazz) di Valentine Davies del 1955, Nat King Cole interpretò la parte di W.C.Handy in “St.Louis Blues” (id) di Allen Raisner del 1958, Sal Mineo fu Gene Krupa in “The Gene Krupa Story” (Ritmo Diabolico) di Don Weis del 1958, Danny Kaye impersonò Red Nichols ne “I cinque Penny”(The Five Pennies) di Melville Shavelson nel 1959 doppiato alla cornetta dallo stesso Nichols.

Oltre ai film biografici meritano attenzione “Pete Kelly’s Blues”( Tempo di furore) di e con Jack Webb del 1955 che racconta la storia di un’orchestra di jazz di Kansas City alle prese con una gang locale e “The Strip” (La donna del gangter) del 1951 con Mickey Rooney e gli All Stars di Louis Armstrong. E a proposito degli All Stars di Armstrong non vorrei dimenticare il delizioso“High Society” (Alta società) di Charles Walters del 1956 con Bing Crosby, Grace Kelly e Frank Sinatra.  

Fra i registi che maggiormente usarono il jazz nei loro film il primo posto spetta senza alcun dubbio a Otto Preminger.

Suoi sono “The Man with the Golden Arm” (L’uomo dal braccio d’oro) (del 1955 con Frank Sinatra e la musica di Shorty Rogers e Shelly Manne; “Anathomy of a Murder” (Anatomia di un omicidio) del 1959 con James Stewart e la musica di Duke Ellington; “Porgy and Bess” (id) sempre del 1959 con Cab Calloway e Sammy Davis jr.

E arriviamo agli anni ’60; proprio del 1960 è “Jazz on a Summer’s Day” (Jazz in un giorno d’estate) girato da Bert Stern (uno dei grandi fotografi americani di quegli anni) in occasione del Festival del jazz di Newport del 1958. Si tratta di un lungo documentario in cui vennero riprese le performances di Louis Armstrong, Jack Teagarden, Chico Hamilton, Thelonious Monk, Gerry Mulligan, Mahalia Jackson, George Shearing, Max Roach, Buck Clayton, Sonny Stitt, Anita O’Day, Jimmy Giuffre..

Del 1961 è “Paris Blues” (id) di Martin Ritt con Paul Newman e Sidney Poitier nelle vesti di un trombonista e di un sassofonista americani ingaggiati da un jazz club parigino. Al film presero parte anche Louis Armstrong, Duke Ellington e Serge Reggiani che interpreta la parte di un chitarrista zingaro ispirato alla figura di Django Reinhardt.

Degli anni ’70 sono le biografie di Billie Holiday “Lady Sings the Blues” (La signora del blues) di Sidney J. Furie del 1972 con la cantante Diana Ross nelle vesti della celebre cantante, e quella di Scott Joplin nel film televisivo “Scott Joplin” (id) omonimo del 1976 con Billy Dee Williams girato per la televisione da Jeremy Paul Kagan.

Della seconda metà degli anni ’70 ricordiamo “New York, New York” (id) di Martin Scorsese del 1977 con Robert De Niro e Liza Mannelli in cui veniva ricostruita magistralmente l’atmosfera musicale degli anni della guerra con il sound di Tommy Dorsey.

Dagli anni ’80 in poi ricordiamo “’Round Midnight” (id) di Bertrand Tavernier del 1986 con il tenorsassofonista Dexter Gordon (diventato attore per l’occasione e che fu quasi sul punto di conquistare il Leone d’Oro a Venezia), “Bird” (id) di Clint Eastwood del 1988 con Forest Whitaker nella parte di Charlie Parker, “Mo’ Better Blues” (id) di Spike Lee del 1990 con Denzel Washington, e infine “Bix, an interpretation of a legend” (Bix, un’ipotesi leggendaria) di Pupi Avati sempre del 1990 con Bryan Weeks nella parte di Bix Beiderbecke ed Emil Levisetti in quella del violinista italo-americano Joe Venuti.

Pupi mi chiamò per scrivere questo film assieme a lui e al fratello Antonio e mi pregò inoltre di produrre la colonna sonora del film che realizzai a Roma chiamando alcuni grandi musicisti dagli Stati Uniti. Per gli arrangiamenti chiamai Bob Wilber che qualche anno prima nel 1984 aveva curato la colonna sonora di “ Cotton Club” (id) di Francis Ford Coppola con Richard Gere.

Girammo il film negli Stati Uniti a Davenport  nell’ Iowa (la città natale di Bix), a Chicago e in alcune località dell’Illinois. Addirittura le sequenze in casa Beiderbecke furono girate nella stessa casa in cui Bix visse da ragazzo e gran parte degli episodi che scrissi mi erano state raccontate molti anni prima dal violinista Joe Venuti (con il quale suonai a lungo negli anni ’70) che fu accanto a Bix dal 1924 al 1931 anno in cui scomparve all’età di 28 anni.

E arriviamo ai lavori più vicini al nostro tempo; i film più recenti di ambiente jazzistico sono stati “Kansas City” (id) del 1996 diretto da Robert Altman con Jennifer Jason Leigh e Harry Belafonte cui il jazz fa da sfondo a una drammatica vicenda ambientata nel 1933 e “Sweet and Lowdown” (Accordi e disaccordi) di Woody Allen  girato nel 2000 e arrivato nel nostro paese nello stesso anno; si tratta di una storia di fantasia che racconta le “disavventure” musicali negli anni ’30 di un chitarrista di nome Emmet Ray interpretato da Sean Penn. Emmet e alla continua ricerca del successo ed è ossessionato dalla presenza del grande chitarrista francese Django Reinhardt a cui si sente secondo. La sua esistenza non brilla certo di grandi emozioni artistiche e di riconoscimenti per cui affoga i suoi dispiaceri bevendo, giocando, suonando in locali di terza categoria e passando da una donna all’altra senza grandi emozioni. La musica però nel film è ad alto livello grazie ad Howard Alden che ha prestato le sue dita alle corde della chitarra imbracciata da Sean Penn.

Negli ultimi anni ho suonato spesso con Howard Alden e nel CD che abbiamo inciso assieme per la Jazzology (pubblicato negli Stati Uniti) ha suonato E for Emmett scritto per il film dal pianista Dick Hyman ma non utilizzato nel film.

E così siamo arrivati alla fine di questa lunga cavalcata che ci ha permesso di imbatterci in alcune delle grandi figure di questa musica che considero una dei due nuove arti del ‘900; l’altra è il cinematografo, e così come il Cinema deriva dal Teatro usando mezzi differenti, il Jazz deriva dalla Musica, ma usa un linguaggio profondamente diverso in cui gli unici veri artisti non sono i compositori bensì gli esecutori che attraverso l’improvvisazione, l’inventiva, lo swing, il feeling, sono riusciti a creare una grande arte musicale.      

                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                         Lino Patruno

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